Ritornano le memorie sull'esperienza toscana dell'autore.....  In questo secondo libro (arricchito da diverse illustrazioni) emerge ancora la profonda nostalgia che sente per quei luoghi e per le persone che vi abitano. Ne scaturisce un'altra testimonianza degli anni cinquanta, che sono oramai veramente di un altro secolo. Le nuvole tra le quali spesso la sua fantasia si perdeva... i rondoni di cui seguiva le evoluzioni con la testa per aria... le ragazze sognate... gli odori della notte toscana... i colori... i sapori... Di nuovo ci si perde con l'autore tra i suoi ricordi, rivivendo così anche i propri..

Il prato era completamente bagnato e l'ulivo che produce frutti anche a Cavarzere era lucido e splendente alla luce del lampione stradale. Andando verso la porta d'ingresso sfiorai con le gambe il bordo di un'aiuola. Toccai il fitto cespuglio in cui si era trasformata la piccola pianta di elicriso strappata sulla strada della Foce anni prima ed il cui fiore profumato aveva scoperchiato il baule polveroso e zeppo dei miei ricordi.

I racconti si snodano in sequenza, quasi rappresentazioni sceniche, sorretti da un'idea forte che sapientemente l'autore relega a canovaccio: l'alluvione del Polesine del 1951. V'é ancor più il desiderio di condurre il lettore alla ricognizione delle giovanili memorie, attraverso i veri protagonisti: Cavarzere e Castiglioni, eletti a luoghi dell'anima... Castiglioni, contrada della Toscana, approdo sicuro, contemplata con sentimento riconoscente, definita nella vaghezza dei colori, dei suoni, dei profumi, contrappunto alla natale Cavarzere, così inesorabilmente ferita e bruttata dagli eventi, ma pur sempre terra del latte materno. E si avverte, nel discorrere delle pagine, una sottile rivincita dell'autore, quando, fanciullo ancora, felice di aver beffato il destino, a lui furono concesse le verdi collione, i cespugli di more, l'elicriso e la consolazione dell'aria tersa a cui affidare dall'alto dei poggi i voli degli aquiloni, nelle mattine quando usciva a frotte "tra le siepi di rovo e d'albaspina".... (Fanny Quagliato)

....Talvolta è stupefacente la capacità di Boninsegna di rievocare e descrivere paesaggi ed atmosfere; egli riesce a tenere dentro di sé anche i minimi particolari come il profumo di piante selvatiche “povere” (ad esempio l’elicriso), che nella memoria rimane solo come un ricordo, finché, ad una fermata in uno dei tanti “ritorni”, non si concretizzerà materialmente alla base di un vecchio cipresso. Tutte le tessere-racconti vanno a ricomporre un mosaico esistenziale che è riconducibile ai temi e alle atmosfere del grande Pascoli e ad alcune pellicole di Louis Malle e Pupi Avati, che hanno “scritto”, ognuno nel proprio genere, “pagine” indimenticabili di rievocazione del buon tempo che fu, sfuggendo sempre da toni retorici o di maniera, preoccupati solo di realizzare una ricerca per ricomporre una propria identità. (Gabriele Nocentini)


La pesca del Giunti...l'acqua fino ai... ginocchi, pesci punti!

Vicolo Repente a Castiglion Fioentino

Arturo Benedetti Michelangeli era innamorato della Toscana e diceva che l’aria, l’atmosfera e tutto quello che vedeva, lo ispiravano. Amava proprio quella parte della Regione che mi aveva incantato da ragazzo. Gli piaceva, perché sapeva di antico e di genuino, e ne amava i colori, gli odori ed i sapori intensi. Passeggiava spesso, con pochi intimi, sulle parti alte delle colline e si fermava a lungo per ammirare gli ampi paesaggi che gli si aprivano di fronte. Chissà se, come me, anche il Maestro a Castiglioni tornava bambino, guardava le nuvole bianche stagliarsi nette nel cielo azzurro, seguiva i voli festanti delle rondini, gli piaceva farsi accarezzare dal vento che portava i profumi della terra e dei boschi, godeva al tepore della dolce notte estiva toscana! Che abbia lanciato coccole di cipresso a qualche sua giovane allieva, inseguendola per le balze fiorite? Che abbia raccolto anche lui nelle sue passeggiate mazzetti odorosi d’elicriso per farne dono a qualche bella castiglionese?